giovedì, Giugno 20, 2024

Competenze trasversali. Quando la protezione dei dati diventa una necessità (e non un lusso)

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Nel mondo iperconnesso e “artificiale” di oggi, i dati sono diventati un bene inestimabile, tanto per le organizzazioni
che intendono sfruttarne il valore, quanto per i policy maker che li hanno messi al centro di praticamente tutte le più recenti normative europee come il Data Act, Data Governance Act, Digital Markets Act, Digital Services Act, EHSA, Direttiva AML, OBFCM, ISA Regulation, e, non da ultimo, l’ Artificial Intelligence Act.

Quando la protezione dei dati diventa una necessità

dati (si legga: la loro protezione e la loro gestione) sono al centro anche degli ultimi standard ISO e sono il massimo comune divisore dei principali modelli organizzativi aziendali: dall’industria 5.0 fino alla data protection, passando per quelli relativi alla cybersecurity, 231 e whistleblowing.

Tuttavia, proteggere i dati non è affatto una mono-competenza, tantomeno oggi richiede esperti eterogenei (avvocati dei dati, DPO, CCO, data scientist, CISO, CTO ecc.) che – al pari di architetti, ingegneri , elettricisti, idraulici, commercialisti e asservatori – collaborano con efficienza e, se tutto va bene, portano ad una “casa” a norma, con efficientamento energetico (e bonus!).

Questa convergenza di competenze e aree di conoscenza non è un lusso; è una necessità. Ad esempio, l’enfasi del GDPR sulla “privacy by design” non è solo un requisito tecnico. Si tratta di uno spostamento dell’etica aziendale: i CEO strutturano un modello di business in cui la protezione dei dati è centrale per la strategia, i CISO garantiscono robusti meccanismi di cybersecurity, il CCO e il DPO sono tranquilli, il CFO vede lo score ESG salire, si realizza una riduzione dei tassi di interesse e si garantiscono al contempo i diritti fondamentali degli interessati.

In assenza di tale convergenza, qualsiasi organizzazione rischia di affrontare sia le blasonate non-conformità sanzionabili che la mancanza di una valutazione complessiva dei rischi, la comprensione frammentata dell’ecosistema digitale, e ancora la carenza di scelte data-driven che impediscono il ROI, l’erosione della fiducia da parte della clientela, della propria reputazione e dunque del valore del proprio operato.

Il dinamismo del mondo digitale richiede un approccio proattivo e collaborativo. Sebbene l’esperienza individuale sia inestimabile, la sinergia derivata dalla confluenza di
approcci multidisciplinari è impareggiabile. Prepara il
terreno per soluzioni olistiche, mitiga sfide impreviste e introduce una cultura di responsabilità condivisa.

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