giovedì, Aprile 3, 2025

Come non disperdere i processi Aziendali con l’intelligenza artificiale.

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Le tecnologie di Intelligenza Artificiale (AI) stanno conoscendo un’accelerazione senza precedenti. Tuttavia, molte aziende faticano a sfruttarne appieno il potenziale. Il problema non è soltanto trovare le soluzioni giuste, ma anche (e soprattutto) ripensare i processi, affinché l’innovazione non si perda nella frammentazione interna o nella mancanza di coordinamento.

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La frammentazione come ostacolo all’innovazione

Quando si parla di AI in azienda, spesso ci si concentra su esempi di algoritmi, sistemi di machine learning o piattaforme di analisi predittiva. Eppure, la vera sfida riguarda la capacità di integrare tali tecnologie all’interno dei flussi di lavoro esistenti. Se i reparti sono troppo compartimentati, se manca una visione condivisa degli obiettivi e se non si definiscono processi chiari di governance, il risultato può essere una proliferazione di progetti isolati, difficili da mantenere e da far evolvere.

Un progetto pilota di analisi dei dati in un dipartimento marketing, ad esempio, può produrre risultati interessanti nel breve termine, ma se non si collega al CRM aziendale o non dialoga con la logistica, rischia di creare un “silo” di conoscenze non sfruttate dal resto dell’organizzazione. Ciò frena la crescita organica dell’AI e riduce i benefici che si potrebbero trarre dalla condivisione delle informazioni.

Oltre la tecnologia: l’importanza dei processi

Adottare l’AI non significa semplicemente acquistare software o addestrare modelli predittivi. Significa, piuttosto, ripensare i processi in modo che possano trarre il massimo vantaggio dai nuovi strumenti. In pratica, bisogna porsi domande come: dove si genera il dato di cui l’algoritmo ha bisogno? Come viene validato? Chi ne è responsabile? Come si passa dall’esito di un modello statistico a un’azione concreta? Quali dipartimenti sono coinvolti?

Senza una progettazione accurata dei flussi e una visione strategica, si rischia di moltiplicare gli sforzi e di non ottenere un reale impatto sul business. Serve un lavoro di “orchestrazione” che assicuri coerenza fra le varie iniziative e un approccio graduale, ma strutturato, alla trasformazione digitale. Ciò vale tanto per le grandi corporation quanto per le PMI, perché la dispersione può verificarsi in organizzazioni di qualsiasi dimensione, se manca un disegno complessivo.

La governance dell’AI: competenze e responsabilità

Un punto cruciale è la governance. Non basta affidarsi a qualche specialista di data science: occorre definire chi, all’interno dell’azienda, è responsabile delle decisioni strategiche in materia di AI. Serve una squadra multidisciplinare in grado di interpretare i bisogni dell’organizzazione, scegliere le priorità e monitorare costantemente i risultati. Questa squadra dovrebbe includere:

  1. Figure di business: manager o responsabili di reparto che conoscono in profondità i processi e possono indicare gli obiettivi reali da perseguire. 
  2. Esperti di data science e IT: capaci di sviluppare o integrare le soluzioni tecnologiche, tenendo conto della sicurezza, dell’architettura dei dati e delle prestazioni. 
  3. Specialisti legali o di compliance: utili a valutare i rischi e a garantire che l’uso dei dati e degli algoritmi rispetti normative come il GDPR, la NIS2 o altre disposizioni di settore. 

La definizione di ruoli e responsabilità chiare previene la deriva di progetti non allineati e favorisce la creazione di un linguaggio comune. A volte, le aziende creano un comitato o un centro di competenza dedicato all’AI, che supervisiona tutte le iniziative e offre un supporto trasversale.

Cultura e change management

Qualunque processo di trasformazione, specie se basato su tecnologie innovative come l’AI, richiede un cambiamento culturale. Se i dipendenti non si sentono coinvolti o temono di essere sostituiti dalle macchine, possono opporsi in modo passivo o sabotare i progetti. Per evitare ciò, occorre comunicare in modo trasparente gli obiettivi dell’innovazione e formare adeguatamente il personale.

Creare una cultura in cui l’errore non sia demonizzato ma considerato un’opportunità di apprendimento è essenziale, soprattutto nell’ambito dell’AI dove gli algoritmi vanno addestrati e continuamente migliorati in base a feedback reali. Le persone che interagiscono con questi strumenti, o ne interpretano i risultati, dovrebbero comprendere i principi fondamentali del machine learning e della data analytics, per evitare letture superficiali o fuorvianti delle previsioni fornite dai modelli.

Misurare e rivedere i progetti

Un altro aspetto chiave consiste nell’elaborare metriche di successo chiare per ogni progetto di AI. La dispersione può derivare dalla mancanza di obiettivi misurabili, con iniziative che “si spengono” da sole perché non dimostrano mai un ritorno concreto. Viceversa, definire indicatori (KPI) legati, per esempio, ai tempi di processo, alla riduzione degli errori o all’incremento delle vendite, aiuta a capire se l’investimento sta andando nella direzione giusta.

Inoltre, è importante prevedere momenti di revisione periodica. L’AI non è una soluzione “plug and play”: i modelli cambiano, i dati si modificano, gli scenari di mercato evolvono. Serve un approccio iterativo, in cui ogni risultato diventa un punto di partenza per la fase successiva.

Strategia, armonia e sinergia

La sfida non si limita all’acquisizione di tecnologie AI d’avanguardia. Il cuore del problema sta nell’evitare la dispersione e nell’armonizzare tutti i processi. Non c’è innovazione solida senza una strategia che valorizzi la collaborazione tra i diversi reparti, la cultura del dato, la consapevolezza dei rischi e il governo della trasformazione.

Chi riesce a unire questi elementi ha maggiori possibilità di beneficiare di un vero salto qualitativo: processi più efficienti, prodotti e servizi innovativi, e una reattività superiore alle dinamiche del mercato. In un mondo in cui i dati diventano il carburante dell’economia e l’AI lo strumento per sfruttarli, le aziende che riescono a muoversi in modo corale, superando i silos, godranno di un vantaggio competitivo duraturo.

Le imprese che scommettono sull’Intelligenza Artificiale, ma senza una visione di insieme, rischiano di disperdere risorse e talento in progetti frammentati. Al contrario, un approccio integrato e lungimirante consente di raccogliere i frutti dell’AI in modo continuativo, costruendo un assetto organizzativo robusto e pronto a evolversi insieme alla tecnologia.

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